È diventata virale l’audizione davanti a una Commissione del Senato americano della Dottoressa Nisha Verma (in foto), ostetrica e ginecologa americana di origine indiana.
Verma è membro dell’associazione “medici per la salute della riproduzione” ed è una convinta sostenitrice dell’aborto.
In questa veste è stata udita, in qualità di testimone (lobbista) chiamata dal Partito democratico, davanti alla competente Commissione senatoriale americana in relazione alle qualità di un medicinale abortivo.
Questa audizione di routine è diventata virale perché la Verma, di fronte alle incalzanti domande del senatore del Missouri Josh Hawley, non è riuscita a dire una cosa semplicissima, ossia che gli uomini (biologici) non possono restare incinti.
“Can men get pregnant?” le ha infatti chiesto più volte il Senatore americano, ma la Verma ha eluso in tutti i modi la domanda.
Eppure, bastava dire un semplice “No”.
Bastava dire che sono le donne che invece possono restare incinte.
Bastava dire che le donne sono le uniche destinatarie di un medicinale anti abortivo.
Invece la Verma, pur essendo un medico, è evidentemente schiava di un’ideologia che non le consente nemmeno di dire ciò che confermano “science and evidence”, ossia che gli uomini non possono rimanere incinti.
Premetto che, per quel poco che conta, io sono un convinto sostenitore del diritto all’autodeterminazione e della libertà della donna in materia di aborto.
Ciò detto, tralascio quindi innanzitutto le diatribe tra chi è pro o contro l’aborto, in particolare nell’ambito delle convinzioni religiose che tanta presa hanno sugli americani e anche qui da noi.
Ciò che mi interessa è la tipologia umana sottesa alla dottoressa Verna e, soprattutto, il linguaggio da lei utilizzato, che è indicativo del Vermapensiero.
In un suo risalente CV, la Verma sottolinea di usare (“refers to herself”) il pronome “she/her” (al femminile), dal che si inferisce innanzitutto che la Verma si percepisce donna e inoltre che ognuno ha giustamente il diritto di essere appellato secondo la condizione nella quale si riconosce.
Tralascio anche ogni diatriba sul fatto che, pur essendovi totale libertà di percepirsi come si preferisce, vi sono però limiti oggettivi all’omnicomprensività della convinzione di poter essere “altro” da quello che si è, di avere un “Avatar” incorporato.
Per fare uno di enne esempi, io posso pure riconoscermi come un baldo trentenne però poi se vado a fare due tiri a canestro le mie ginocchia e la mia schiena mi riportano alla dura realtà.
Allo stesso modo, se sono nato biologicamente maschio è mio diritto percepirmi donna, fare percorsi di transizione e quant’altro, ma non posso restare in stato interessante.
Secondo la Verma “science and evidence should control not politics” (la scienza e le prove dovrebbero fare da guida non la politica), però poi invece, nell’audizione in questione, la Verma rinnega “science and evidence” immolandosi eroicamente sull’altare dell’ideologia woke.
Di fronte alla ripetuta domanda del Senatore se gli uomini potessero restare incinti, la Verma non ha risposto ma ha invece sciorinato uno dietro l’altro alcuni dei capisaldi del linguaggio wokista, parlando di:
“different dentities” – diverse identità;
“Political tool” – strumentalizzazione politica;
“Complexity” – complessità;
“conflating” – confusione di piani;
“polarized languages” – linguaggi polarizzati;
e altre cortine fumogene varie.
Ora, io sono ben conscio che dietro tutto questo siparietto ci sono contrapposte posizioni politiche legate a contrapposte visioni del mondo e a conseguenti contrapposte agende politiche.
Ho però la netta sensazione che la dottoressa Verma abbia toccato punte di virtuosismo nel dimostrare così plasticamente lo scollegamento tra la realtà e l’ideologia.
Ad aggravare tutto ciò il fatto che Nisha Verma è un medico, quindi in teoria non un teorico universitario da salotto bensì una persona che ha fatto studi e ha avuto esperienze professionali che ti sbattono in faccia tutti i giorni la dura realtà della verità, del dolore e della sofferenza umani.
C’è da chiedersi se dopo la sua “performance” totalmente avulsa da “science and evidence” la Verma possa continuare a dirsi medico e a esercitare la professione medica.
È comunque paradossale che l’oggetto del livore di una persona così ideologizzata, che si rifiuta ciecamente di ammettere persino la più palese delle evidenze. -ossia che soltanto le donne biologiche possono partorire- finiscano per essere proprio le altre donne,
Ci sono antichi miti greci che trattano della creazione, della dualità e dell’unione dei generi, come, per esempio, il mito degli androgini.
Poi vi sono altre storie sul fatto che un uomo soltanto, a quanto pare, è riuscito a risorgere.
Una donna soltanto, a quanto pare, è riuscita ad avere un figlio pur restando vergine.
In nessuna di queste bizzarre cosmogonie si parla però di uomini che partoriscono nel senso biologico umano.
A parte, ovviamente, i cavallucci marini e gli uomini del Fantastico Mondo Woke della dottoressa Verma.

Di Massimo

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